Esiste un momento esatto in cui la bellezza classica incontra la sua stessa distruzione. Entrare nell'universo viscerale di Nicola Samorì significa assistere al corpo a corpo tra l'artista e la materia. Con la sua straordinaria mostra "Flores" (2024), Samorì non si limita a dipingere, ma aggredisce le superfici, squarcia la pelle dei dipinti con il bisturi e scava il marmo, la pietra e il rame per rivelarne la carne viva.
Ispirato dal mistero del sacro e dai maestri del passato, il suo lavoro si inserisce in quel sottile confine che separa la fioritura dall'appassimento, l'attesa dalla fine. Lasciatevi guidare in questo percorso sensoriale: un viaggio poetico e profondo dove ogni ferita della materia diventa una soglia di pura luce.
"Flower Function Failed" 2024
olio su rame, 90x87x3
Nicola Samorì
Fiori di rame, / la forma si frantuma / nel buio denso.
Copper wild blooms, / the classical shape shatters / in heavy dark night.
"The Repose Translate Immobile" 2024
olio su marmo rosa portoghese e agata, 20x15x3.5
Nicola Samorì
Pietra scavata, / il volto perde il nome / dentro la gemma.
Carved solid stone, / the pale face loses its name / inside the deep gem.
Antonello da Messina,
Cristo morto sorretto dagli angeli, 1476 ca.,
olio su tavola, 145 x 85 cm, Museo Correr, Venezia
Luce antica, / il corpo senza vita / sorregge il cielo.
Ancient soft light, / the body without its breath / supports the wide sky.
"Flowers Machine", 2024
olio su legno di noce, 40 x 30 x 2.5
Nicola Samorì
Vaso di fumo, / petali di corteccia / cadono lenti.
Vase filled with smoke, / petals made of raw wood / slowly falling down.
"Untitled", 2024,
olio su marmo portoghese e geode di calcite, 20 x 15 x 3.5
Nicola Samorì
Carne minerale, / la ferita brilla / di pura luce.
Mineral flesh, / the open crystal wound / shines with static light.
"Fossa del Belvedere" 2024
olio su tavola 55x100
Nicola Samorì
Massa indistinta, / ombre che si fondono / nella caverna.
Unshaped raw crowd, / deep shadows melting away / inside the dark cave.
"The Unisexual Thicket Fountain", 2024,
olio su pietra di Trani, 30 x 20 x 2
Nicola Samorì
Pietra di Trani, / il corpo nudo emerge / dal marmo rosa.
Hard ancient stone, / the naked body rises / from pale pink marble.
"TarmacGarnet Shower" 2024
olio su marmo rosa del Portogallo e quarzo nero di Castelluccio, 20x15x3.5
Nicola Samorì
Pianto di quarzo, / la tela antica si apre / sopra la roccia.
Dark quartz tear, / the classical canvas tears / open on the rock.
Parole viola, / la mostra apre le porte / sul corpo d'arte.
Bright purple words, / the art exhibition opens / to dark flesh dreams.
Galleria Monitor Rome Lisbon Pereto
La Carne dell'Opera: Da Antonello da Messina a Lucio Fontana
Il cuore concettuale della mostra Flores (presentata dalla galleria Monitor) affonda le sue radici in un dialogo serrato con la storia dell'arte e con l'enigma dell'incompiuto. Il critico Óscar Faria rintraccia la genesi di questa visione in un'opera precisa custodita al Museo Correr di Venezia: il Cristo morto sostenuto dagli angeli di Antonello da Messina (1476 ca.). In quel dipinto, i volti dei personaggi appaiono quasi svaniti, cancellati dal tempo o da restauri aggressivi, conferendo alla scena una dimensione spettrale. A dare vita a quel corpo sbiadito è un unico elemento: il piccolo taglio sul costato di Gesù, una ferita che svela la carne e ci ricorda la nostra natura effimera e impermanente.
È esattamente in questa ferita che si inserisce l'arte viscerale di Nicola Samorì. Se Lucio Fontana, a partire dal 1958, squarciava la tela per cercare la calma spaziale e l'infinito del cosmo, Samorì utilizza il bisturi sulla materia pittorica e sulla pietra per aprirne la pelle. È l'unico modo per visualizzare il battito cardiaco dell'opera, per guardarla nella sua carne viva e sentirne la temperatura.
L'Estetica del Fantasma e l'Attesa della Materia
Nelle opere di Flores, Samorì compie un miracolo mistico all'interno del suo studio (una chiesa sconsacrata): lavora quasi esclusivamente sulla pietra, sul marmo rosa del Portogallo e su innesti di geodi, calcite, agata e quarzo. Il corpo non compete con il mondo, ma diventa il mezzo per raggiungerne il cuore profondo, mineralizzandosi.
La sua pittura conosce ogni tecnica del passato, evocando frammenti storici che vanno dai gessi distrutti di Canova all'anatomia scorticata di Rembrandt, fino alle mutazioni di Arcimboldo. Eppure, l'opera di Samorì abita una dimensione sospesa: l'attesa della morte e il dono latente dell'oblio. Davanti al nostro sguardo i volti si mineralizzano, gli occhi si scavano e i fiori appassiscono. Ma all'improvviso, da quella stessa cavità della materia, tutto torna a sbocciare. La carne decade, ma la materia pittorica risorge, rivelando lo splendore e la sacralità della fine.
***
— Daniela Scarel
Divulgatrice d'Arte | Daniela Scarel Art
Progetto Arte in Movimento







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