" Le mosche d'oro " 2014 di Agostino Arrivabene - " Pesante ho l'anima, di una tenebra perenne. "

giovedì 8 ottobre 2026

Silenzi di brina e trame d'oro: l'evoluzione del Nihonga di Yoshie Tachiki


Esistono sguardi capaci di ridefinire il legame tra l'istante e l'eterno. A distanza di tempo dal nostro primo incontro con la sua arte, l'evoluzione pittorica di Yoshie Tachiki ci conduce oggi in un territorio ancora più intimo e silenzioso. Attraverso la secolare lente della pittura tradizionale Nihonga, le sue nuove opere botaniche celebrano la sacralità della natura spontanea, trasformando la materia minerale in pura poesia visiva.



Dipinto tradizionale Nihonga di Yoshie Tachiki con dettagliati fiori a campana viola e blu su fondo scuro, da archivio Instagram ufficiale.


Calici di penombra e linfa viola: la notte accoglie il sommesso e segreto fiorire della terra.


Opera d'arte Nihonga di Yoshie Tachiki raffigurante foglie autunnali traforate dal tempo e rami sottili, da fonte ufficiale Instagram.


La sublime fragilità del tempo: un fitto ricamo di foglie erose celebra la fiera transizione della terra.


I diari d'atelier e l'alchimia degli iwa-enogu
Nelle note d'atelier che l'artista condivide nel suo percorso di ricerca, emerge una profonda e costante osservazione del quotidiano. Passeggiando lungo le strade, Yoshie Tachiki cattura con gli occhi le sfumature della vita — dalle luci di un tramonto teatrale fino ai dettagli cromatici degli abiti dei passanti — per poi interiorizzarle e trasferirle sulla carta washi.

Questa straordinaria sensibilità si traduce in una tavolozza in cui i preziosi iwa-enogu (pigmenti minerali naturali ricavati dalla frantumazione delle rocce) dialogano con la foglia d'oro e d'argento. Nelle composizioni più recenti, la rigida scomposizione geometrica lascia spazio a un fluire asimmetrico e naturale. Ne sono un esempio i suoi intensi notturni: nel magistrale studio dedicato ai narcisi, la Tachiki rinuncia alla vivacità del colore per rifugiarsi in una sinfonia monocromatica. I bianchi puri e le granulosità argentee si depositano sugli steli come brina notturna, emergendo dal vuoto di un fondo nero assoluto. È la piena celebrazione dell'estetica wabi-sabi, dove l'imperfezione di una foglia erosa dal tempo e la fragilità di un petalo diventano monumenti immortali.


Particolare ravvicinato di un dipinto Nihonga di Yoshie Tachiki con micro-dettagli botanici e rifiniture in foglia d'oro.


Un labirinto di rami e riflessi dorati, dove ogni venatura trattiene la memoria invisibile del bosco.


Dipinto monocromatico Nihonga di Yoshie Tachiki con narcisi bianchi ed elementi argentei minerali su fondo nero notte.

Bagliori di gesso e anime d'argento: i narcisi rompono l'oscurità come un silenzioso annuncio di primavera.


***


Artista: Yoshie Tachiki (立木美江)
Tecnica: Nihonga (Pittura tradizionale giapponese)
Materiali d'elezione: Pigmenti minerali naturali, foglia d'oro, carta washi artigianale
Focus: Evoluzione botanica e diari d'atelier (2025-2026)


Lasciate un commento qui sotto per condividere quale di queste nuove atmosfere, tra i silenzi argentei dei narcisi e le calde trame dorate, ha saputo toccare maggiormente la vostra sensibilità.






 

mercoledì 7 ottobre 2026

Echi di travertino e mito: la memoria del 2024 di Girolamo Ciulla a Pietrasanta


Ci sono artisti capaci di risvegliare il mito attraverso la scultura contemporanea. Girolamo Ciulla è stato il custode di questa magia arcaica: un maestro che ha saputo infondere nel travertino la solennità di divinità antiche e creature primordiali. Le sue opere esposte a Pietrasanta si trasformano in un eterno viaggio nella memoria, un respiro profondo che sfida il tempo e incanta lo sguardo.


Scultura in travertino con busto e coccodrillo di Girolamo Ciulla mostra 2024 Pietrasanta, foto di Daniela Scarel


Sguardi di travertino e custodi ancestrali: dove il mito emerge dal silenzio della pietra.


Scultura sferica in travertino con figura distesa e coccodrillo di Girolamo Ciulla, fotografia di Daniela Scarel.


Un legame antico e primordiale, dove la terra accoglie il sonno del mito all'ombra del coccodrillo.


Statua in travertino di Girolamo Ciulla con coppa e coccodrillo sul capo e quadro astratto verde di Susana Canosa, fotografia di Daniela Scarel.


Un'armonia sospesa, dove l'arcaica solennità della pietra incontra le vibrazioni cromatiche della tela.


Scultura in travertino raffigurante una scimmia seduta su un tempio classico posizionata su un tavolo di legno antico, fotografia di Daniela Scarel.


L'istinto primordiale si posa sulla geometria della storia, in un silenzioso presagio di pietra.


Panoramica dell'allestimento d'arte contemporanea con sculture in travertino di Girolamo Ciulla a Pietrasanta, fotografia di Daniela Scarel.


Una stanza di meraviglie archetipe: dove ogni scultura tesse una trama invisibile con il mito.


Scultura in travertino di un animale domestico su un tavolo bianco rotondo con frammento di pietra inciso, fotografia di Daniela Scarel.


Creature sacre emerse dal blocco grezzo, custodi di un'era pastorale e divina che non svanisce.


Scultura verticale a forma di stele in travertino con rilievo centrale di Girolamo Ciulla, fotografia di Daniela Scarel.


Un'architettura dell'anima incisa nel tempo: la superficie scolpita si fa tempio del silenzio.


Interno della Galleria Susanna Orlando a Pietrasanta con rami d'edera dal soffitto, fotografia di Daniela Scarel.


La natura si insinua tra gli spazi dell'arte, avvolgendo il lavoro creativo in un abbraccio senza tempo.


Lastre quadrate in travertino con figure mitologiche e scultura di asinello accovacciato, fotografia di Daniela Scarel.


Frammenti di un racconto remoto, dove divinità danzanti e creature pacifiche riposano sulla pietra.


Quadro astratto sui toni del verde e azzurro di Susana Canosa alla Galleria Susanna Orlando, fotografia di Daniela Scarel.


Sfumature di foglie e luce: le vibrazioni cromatiche di Susana Canosa dialogano con la solennità della scultura.


Cataloghi d'arte delle mostre Dimore del Mito di Girolamo Ciulla e Komorebi di Susana Canosa, fotografia di Daniela Scarel.


Le pagine custodiscono il pensiero: testimonianze impresse su carta di un incontro artistico indimenticabile.


Ingresso della Galleria Susanna Orlando in via Stagio Stagi 12 a Pietrasanta, fotografia di Daniela Scarel.

La soglia della bellezza a Pietrasanta: dove la storica facciata di via Stagio Stagi invita a scoprire il mito.


Hanno detto di lui...

«Grande vero scultore»
– Ugo Riva, scultore


«Adoro le sculture di Girolamo Ciulla»
– Beatrice Taponecco, scultrice

---
Mostra: "Respiri oltre il tempo. L'amuri è comu u ventu..."


---

Mostra: "Respiri oltre il tempo. L'amuri è comu u ventu, nun si po vìdiri, ma si po sentiri"

...

Artista: Girolamo Ciulla (in dialogo con le opere di Susana Canosa)

Sede: Galleria Susanna Orlando, Via Stagio Stagi 12, Pietrasanta (LU)
Periodo di memoria: Estate 2024
Curatela: Antonio D'Amico e Susanna Orlando

Fotografie: Scatti e memorie di Daniela Scarel

Lasciate un commento qui sotto per condividere i vostri pensieri su queste straordinarie opere in travertino e sulla poetica intramontabile del Maestro Ciulla.


 

domenica 4 ottobre 2026

Tra terra e cielo: il reportage della mostra di Giuseppe Agnello a Pietrasanta


L'Arte come Rifugio e la Ricerca dell'Abisso: la Parola a Giuseppe Agnello

Per comprendere a fondo la genesi di "Tra terra e cielo", è illuminante accostarsi al pensiero dello stesso Giuseppe Agnello, che in una recente e profonda intervista sulla rivista Gattopardo ha ridefinito il senso profondo del suo fare scultura.

Lungi dall'essere un puro esercizio estetico, la scultura per il maestro rappresenta un'esigenza vitale, un atto necessario e di forte impatto emotivo. Come egli stesso dichiara: "La scultura è stata per me da sempre un atto di trasgressione, spingendomi ad abbracciare quell’ambito dell’arte che si manifesta sotto forma di protesta, ma al contempo rappresenta un rifugio necessario". In un'epoca lacerata da conflitti e incertezze, l'artista avverte il dovere morale di non rimanere immune di fronte al mondo, perché "l’arte non può mentire, nemmeno quando si presenta sotto forma di pura bellezza".

Questa continua tensione si traduce in opere che esplorano la stratificazione profonda dell'identità e del vissuto. Il titolo stesso della rassegna evoca la coesistenza tra la nostra parte materiale – radicata, grezza e ancorata alla polvere – e quell'abisso impalpabile e invisibile che abita ciascuno di noi. Abbandonando le tendenze effimere o i linguaggi puramente provocatori, Agnello sceglie di far dialogare la figura con una forte plasticità e con elementi di memoria antica, che affondano le radici nella grande tradizione dello stucco palermitano e nella lezione di Carrara. Il risultato è un percorso espositivo che non si impone con violenza sullo spettatore, ma instaura con lui e con lo spazio circostante un dialogo intimo, sussurrato e profondamente necessario.


Scultura contemporanea in gesso e terra di Giuseppe Agnello raffigurante due figure umane stilizzate che emergono da una roccia, esposta alla Galleria Ponzetta.

Opere di Giuseppe Agnello

Dalla roccia fiera,
due sagome distinte
sfidano l'ombra.


Allestimento della mostra di Giuseppe Agnello alla Galleria Ponzetta, caratterizzato da un suggestivo contrasto di luci e ombre nello spazio espositivo.


Opere di Giuseppe Agnello

Candide forme,
nel gioco della luce
l'ombra cammina.


Allestimento di busti scultorei figurativi di Giuseppe Agnello esposti su piedistalli ed elementi d'arredo all'interno della Galleria Ponzetta a Pietrasanta.


Opere di Giuseppe Agnello

Silenti volti,
dove la luce posa
fiorisce il tempo.

Dettaglio di una scultura antropomorfa di Giuseppe Agnello che raffigura un uccello posato sulla mano di una figura umana, esposta alla Galleria Ponzetta.


Opera di Giuseppe Agnello

Creature mute,
sul candore del corpo
sosta un sussurro.


Profilo di un busto scultoreo maschile di Giuseppe Agnello, raffigurato con un volatile posato sulla mano.


Opera di Giuseppe Agnello

Sguardo fiero,
una creatura sosta
sul freddo palmo.

nquadratura frontale di un busto scultoreo maschile di Giuseppe Agnello, con occhi chiusi .

Opera di Giuseppe Agnello

Occhi serrati,
nel profondo silenzio
fiorisce il sogno.


Scultura di una testa maschile di Giuseppe Agnello adagiata di lato su un tavolo di legno antico, con superfici ruvide sulla parte posteriore e ombre sul pavimento.


Opera di Giuseppe Agnello

Volto silente,
sul legno che fu albero
si posa il sogno.


Scultura di Giuseppe Agnello adagiata di lato su un tavolo di legno antico.


Opera di Giuseppe Agnello

Forma silente,
nel grembo del legno
riposa il tempo.


Primo piano di una scultura antropomorfa di Giuseppe Agnello raffigurante un busto maschile inclinato di lato con un volatile posato sulla spalla, su uno sfondo nero.


Opera di Giuseppe Agnello

Capo inclinato,
sul candore del collo
veglia l'ascolto.


Allestimento espositivo di Giuseppe Agnello alla Galleria Ponzetta con un busto scultoreo su piedistallo in primo piano e un pannello in bassorilievo appoggiato alla parete.


Opere di Giuseppe Agnello

Profilo chiuso,
e sulla bianca lastra
impronte vive.


Inquadratura frontale di un busto scultoreo antropomorfo di Giuseppe Agnello con occhi chiusi, illuminato su uno sfondo scuro.


Opera di Giuseppe Agnello

Volto raccolto,
nel buio della sala
la pietra sogna.


Profilo di un busto scultoreo antropomorfo di Giuseppe Agnello illuminato lateralmente, con un pannello in bassorilievo visibile sullo sfondo all'interno della Galleria Ponzetta.


Opere di Giuseppe Agnello

Profilo austero,
nel gioco della mente
la forma tace.


Scultura di Giuseppe Agnello raffigurante due figure umane stilizzate in piedi su un basamento materico, con le loro ombre nitide proiettate sulla parete di fondo.


Opera di Giuseppe Agnello

Due corpi eretti,
sul muro la scura ombra
cammina insieme.

Allestimento d'arte di Giuseppe Agnello alla Galleria Ponzetta con un bassorilievo circolare a motivi botanici sulla parete e sculture di teste umane con un volatile sul mobile di legno antico.


Opere di Giuseppe Agnello

Foglie impresse,
sui pensieri dell'uomo
sosta l'aliante.


Dettaglio ravvicinato di due sculture di teste umane affiancate di Giuseppe Agnello, sormontate da sagome di volatili sorretti da fili metallici, esposte a Pietrasanta.


Opera di Giuseppe Agnello

Menti vicine,
sulle teste adagiate
spicca il volo.

Pannello scultoreo circolare in bassorilievo di Giuseppe Agnello appeso alla parete, caratterizzato da superfici fortemente texturizzate e geometrie astratte materiche.


Opera di Giuseppe Agnello

Cerchio perfetto,
nella terra scavata
pulsa la luna.

Pannello scultoreo circolare di Giuseppe Agnello appeso alla parete, decorato con nitide impronte in bassorilievo di ramificazioni e grandi foglie.


Opera di Giuseppe Agnello

Linfa impressa,
sul cerchio della terra
la foglia tace.


Dettaglio di una scultura circolare da parete di Giuseppe Agnello caratterizzata da una fitta trama stratificata di impronte vegetali.


Opera di Giuseppe Agnello

Intrecci bianchi,
nel profondo rilievo
pulsa la selva.


Allestimento d'insieme della mostra personale di Giuseppe Agnello alla Galleria Ponzetta, con diverse sculture antropomorfe e tondi da parete esposti nella sala.


Opere di Giuseppe Agnello

Corpi e tondi,
nel silenzio di gesso
l'universo posa.


• Scultura di Giuseppe Agnello raffigurante due figure umane stilizzate e nude in piedi, le cui teste si prolungano in una forma ruvida e asimmetrica.

Opera di Giuseppe Agnello

Verticali,
oltre il pensiero umano
la forma sale.


Scultura antropomorfa maschile di Giuseppe Agnello su piedistallo, ripresa di profilo all'interno dello spazio espositivo della galleria.

Opera di Giuseppe Agnello

Passo sospeso,
davanti all'infinito
l'anima attende.


Inquadratura frontale di una scultura antropomorfa di Giuseppe Agnello che raffigura un corpo maschile stante su un piedistallo, con le braccia sollevate e una forma ampia e irregolare sul capo.


Opera di Giuseppe Agnello

Mani levate,
sotto un carico informe
il corpo sosta.


Visione ravvicinata e angolata di due sculture di figure umane nude di Giuseppe Agnello, i cui capi si sviluppano verso l'alto in eleganti estensioni materiche, ruvide e asimmetriche.


Opere di Giuseppe Agnello, Artista

Fianco a fianco,
verso il cielo si innalza
la forma ruvida.

***

Questo viaggio visivo si conclude così, con queste due figure stanti che si innalzano silenziose, fianco a fianco, proiettando i propri pensieri verso l'alto attraverso eleganti ed asimmetriche estensioni materiche. In questo frammento visivo si condensa l'intero respiro della mostra di Giuseppe Agnello: un invito a rallentare, ad accostarsi all'opera con passo leggero per ascoltarne il canto sommesso e l'intima verticalità.

"Tra terra e cielo" alla Galleria Ponzetta non è stata soltanto una rassegna da ammirare, ma uno spazio meditativo in cui l'abisso interiore di ognuno di noi ha potuto specchiarsi nel candore e nelle rugosità delle forme. Una testimonianza preziosa di come la scultura, oggi più che mai, possa farsi rifugio necessario e custode silenziosa della nostra parte più intima e spirituale.

Lascio questo spazio con gli occhi colmi di questa metamorfosi silenziosa, grata per aver potuto catturare e divulgare la bellezza di un dialogo così puro tra la materia e l'assoluto, a chiusura della splendida mostra presso la Galleria Ponzetta di Pietrasanta.

Reportage d'arte a cura di Daniela Scarel

 

venerdì 2 ottobre 2026

L’Eterno Incanto di “Contemplazioni” (2019): La Visione di Vittorio Sgarbi a Salò


“La luce dell'arte, / sguardo che accende il mondo: / eterno incanto.”
Ci sono mostre che non si limitano a esporre opere, ma che possiedono la rara capacità di tracciare solchi profondi nella memoria di chi le attraversa. Nel 2019, l'affascinante cornice del MuSa - Museo di Salò, in provincia di Brescia, è diventata il palcoscenico di un evento espositivo straordinario: “Contemplazioni”, una mostra nata dalla sapiente e raffinata curatela di Vittorio Sgarbi.

Riguardando oggi il mio reportage fotografico di quella memorabile visita del 2019, avverto nitida la stessa emozione di allora. L'esposizione si è configurata come un dialogo intimo e visionario tra cinque maestri assoluti del panorama contemporaneo: Domenico Gnoli, Gaetano Pesce, Luigi Serafini, Agostino Arrivabene e Cesare Inzerillo.


Ingresso mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi con opera su legno fossile di Agostino Arrivabene



L'ingresso della mostra “Contemplazioni” (2019) curata da Vittorio Sgarbi al MuSa di Salò, con i nomi dei cinque maestri e l'affascinante dipinto su legno fossile di Agostino Arrivabene.


Opera su legno fossile di Agostino Arrivabene mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Agostino Arrivabene


Opera grafica in cornice dorata di Agostino Arrivabene mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Agostino Arrivabene


Dipinto in cornice dorata di Agostino Arrivabene mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Agostino Arrivabene


Allestimento sale espositive mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


MuSa - Museo di Salò


Grande dipinto mitologico con sfere celesti e figure eteree di Agostino Arrivabene mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Agostino Arrivabene


Scultura di capra e installazione tridimensionale di Agostino Arrivabene mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Agostino Arrivabene


Installazione scultorea surreale con figura femminile e carote di Luigi Serafini mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Luigi Serafini


Scultura grottesca di figura in uniforme di Cesare Inzerillo mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Cesare Inzerillo


Sculture grottesche di due figure di Cesare Inzerillo mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Cesare Inzerillo


Dipinto con dettaglio di tessuto verde a motivi geometrici di Domenico Gnoli mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Domenico Gnoli


Dipinto con figura maschile seduta davanti a bizzarra architettura di Domenico Gnoli mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Domenico Gnoli


Grande disegno surreale antropomorfo con figura in veste purpurea di Gaetano Pesce mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Gaetano Pesce


Poltrona Up5 e pouf Up6 di Gaetano Pesce mostra Contemplazioni Salò 2019 curata da Vittorio Sgarbi


Gaetano Pesce


Facciata e ingresso notturno con manifesti della mostra Contemplazioni Vittorio Sgarbi MuSa Museo di Salò


MuSa - Museo di Salò


Scalinata ingresso e stendardo stradale mostra Contemplazioni MuSa Museo di Salò pomeriggio


MuSa - Museo di Salò


Dettaglio ravvicinato totem insegna MuSa Museo di Salò con facciata storica sullo sfondo


MuSa - Museo di Salò


Due sculture bronzee filiformi su balcone del MuSa Museo di Salò mostra Contemplazioni Vittorio Sgarbi pomeriggio


MuSa - Museo di Salò


Dettaglio ravvicinato profili di due figure in bronzo sottili mostra Contemplazioni MuSa Museo di Salò


In un presente troppo spesso distratto, il lavoro di ricerca e sintesi operato dal Professor Vittorio Sgarbi in questa mostra rimane un punto di riferimento insostituibile. Testimonia un amore puro, viscerale e protettivo verso il nostro patrimonio e verso la capacità tutta italiana di generare meraviglia.

Circondarsi di bellezza e, soprattutto, impegnarsi nella divulgazione d'arte per condividerla con gli altri, è un atto di profonda gratitudine e di resistenza culturale. Questo articolo vuole essere un omaggio a quella scintilla che il Professore ha saputo accendere a Salò, ricordandoci quanto sia immenso lo splendore che abbiamo intorno e che abbiamo il dovere di proteggere e far ricordare.



Daniela Scarel