" Le mosche d'oro " 2014 di Agostino Arrivabene - " Pesante ho l'anima, di una tenebra perenne. "

venerdì 12 giugno 2026

Adriano Fida: la pittura caravaggesca tra l'eredità del Mito e la luce dell'anima



"Omaggio al Maestro Adriano Fida (1978 - 2022), una delle voci più colte e viscerali della pittura contemporanea italiana. Originario della Calabria e consacrato dai successi al MACRO di Roma e a Venezia, Fida ha saputo fondere l'intensità delle radici fiamminghe e caravaggesche con la sacralità dell'iconografia bizantina. Attraverso l'uso sapiente di tecniche antiche e del bitume di Giudea, le sue opere aprono un ponte tra il mito e un profondo sentire interiore."



Adriano Fida autoritratto pittura colta e influenze caravaggesche


L'artista e il suo doppio: il pittore si fa Mito.

In questo magnetico autoritratto, il Maestro Adriano Fida (1978–2022) eleva se stesso a divinità antica. Un volto sdoppiato e una collana di monete classiche celebrano il legame eterno con la cultura della Magna Grecia. Fida non cercava la semplice somiglianza, ma proiettava la propria identità nel mistero del sacro.




Un capolavoro magnetico in cui la figura femminile diventa personificazione di una libertà cosmica e sacra. Avvolta in candidi panneggi, la protagonista domina il sole e la luna all'interno di complesse geometrie astrologiche impreziosite da inserti in oro. Quest'opera straordinaria, esposta a Palazzo Doebbing e curata da Vittorio Sgarbi, esprime la massima sintesi del ciclo del Mito, dove l'umanità si fonde con le leggi universali dell'infinito.




Il ciclo vitale dell'acqua e della Terra.

Una figura femminile emerge da una fonte monumentale, sospesa tra nubi di zolfo e vette rocciose. È l'allegoria della Madre Terra in piena simbiosi con la natura e il divino, un tema carissimo all'artista calabrese che fonde la minuziosa precisione della tecnica fiamminga con le inquietudini moderne.





La pittura che respira attraverso la materia primordiale.

Un capolavoro assoluto in cui l'olio adagia le sue velature direttamente sulle venature naturali di una sezione di legno fossile. Questa straordinaria composizione sacra, unione tra la deposizione di Cristo e l'iconografia bizantina, dimostra il viscerale legame di Fida con la materia e l'anima della natura.




Il silenzio melodico del Mito.

Una figura femminile adagiata su una dormeuse d'altri tempi impugna una lira, mentre i capelli fluttuano come mossi da un vento invisibile. Le radici caravaggesche riaffiorano nella gestione della penombra, creando un'atmosfera sospesa, intima e profondamente poetica.




Nel silenzio dello studio, dove nasce il genio.

Un tributo intimo e reale ad Adriano Fida, immortalato di spalle millimetro dopo millimetro davanti alla sua opera. Tutta la sapienza antica dell'affresco impressa nelle dita, la mente rivolta ai grandi maestri del passato e lo sguardo devoto alla creazione della pittura figurativa contemporanea.




Oltre la superficie: la scomposizione del volto umano.

In quest'opera ipnotica, l'iconografia bizantina ed elementi geometrici d'oro si fondono con scomposizioni visive moderne del volto e delle labbra. Come evidenziato dal celebre critico Luigi Tallarico, la luce di Fida si sposta "dal vedere al sentire", trasformando la pittura in un puro principio ordinatore dell'anima.




" Spesso mi chiedo il motivo per cui mi necessita dipingere un mondo visionario ed uno realistico.
So solo che in quello di mezzo ci sono incastrato io, utile per sopravvivere alle condizioni di una normalità imposta.​ "

Adriano Fida




Il triplice sguardo: l'uomo e i suoi specchi interiori.

Un potente volto tricefalo maschile emerge dall'oscurità, incorniciato da bagliori dorati e sguardi che si sdoppiano. Fida esplora qui la scomposizione della psiche umana, unendo la drammaticità caravaggesca della luce a una visione mistica e spirituale dell'io. La carne diventa portatrice di un mistero antico e divino.




Il sacro silenzio dei simboli antichi.

Una figura solenne avvolta in bianchi panneggi cerimoniali regge tre sfere perfette contrassegnate da numeri romani, sotto un'arcata d'oro. Quest'opera esprime il profondo legame dell'artista con l'iconografia bizantina e il simbolismo esoterico: il ritratto cessa di essere descrizione fisica per farsi pura allegoria spirituale.




l risveglio dell'inconscio: l'artista oltre il sonno.

In questo sconvolgente e intimo dipinto, il Maestro Adriano Fida ritrae se stesso disteso sul letto, in un momento di totale abbandono onirico. Un'imponente figura alata proietta un raggio di luce direttamente su un occhio che si spalanca sul suo grembo. L'opera incarna la massima espressione del Realismo Immaginario: il sonno fisico del pittore coincide con l'apertura del suo occhio interiore, l'unico capace di scorgere il Mito e dare vita alla sua arte visionaria.




La fusione profonda tra l'uomo e la natura.

Un volto giovanile emerge incorniciato da una complessa struttura organica, simile a rami o radici che avvolgono la testa come una gabbia o una corona misteriosa. Sullo sfondo di un rosso materico e vibrante, Fida racconta la piena simbiosi tra l'essere umano, la sua storia e il ciclo vitale della Madre Terra.




L'anima racchiusa nella materia primordiale.

Un volto femminile dai lineamenti dolci appare quasi fuso o intrappolato all'interno di una corteccia scura e profonda, mentre lacrime sottili rigano il viso. È l'espressione massima del legame che univa Fida alla materia: l'uso del bitume di Giudea definisce le anatomie e isola i soggetti, creando un'atmosfera di struggente e sacrale silenzio.




Il viaggio mitologico oltre il tempo.

Una maestosa figura barbuta e coronata governa un'imbarcazione mitologica, il cui scafo è composto da volti umani tormentati, rivelando al centro l'anatomia interna. Fida torna alle radici della cultura ellenistica e della Magna Grecia, mettendo in scena il viaggio dell'uomo e della sua storia, sospeso tra il destino terreno e l'elevazione al divino.






L'elevazione dell'anima tra le schiere celesti.

Una monumentale figura femminile sorge al centro di una complessa architettura umana e angelica, circondata da putti in volo e sorretta da ali spiegate nel cielo. Adriano Fida traspone sulla tela la sua profonda formazione nell'arte dell'affresco, creando una composizione corale in cui i corpi si fanno pura armonia spirituale, sospesi tra la fisicità della carne e la leggerezza del divino.





Il disegno come indagine dell'eterno: il Memento Mori.

Un potentissimo studio a matita che cattura la transizione tra la vita e la morte: un teschio cinto da foglie rampicanti riafferma il tema classico del ciclo vitale della terra. Fida dimostra qui il rigore dei suoi studi accademici e la lezione dei maestri fiamminghi, dove ogni singolo segno grafico scava nella materia per rivelare il legame indissolubile tra l'uomo e la natura.





Nel cuore della tradizione: la nascita di un affresco.

Un rarissimo scatto del giovane Adriano Fida all'opera su un ponteggio, intento a dipingere una figura sacra direttamente sulla parete. Sotto la guida di Silvano Gilardi (Abacuc), Fida ha fatto propria la sapienza millenaria dell'affresco. Questo profondo rapporto con l'intonaco e i pigmenti grezzi diventerà la radice materica e spirituale di tutta la sua successiva produzione su tela.





Il confronto creativo nel silenzio dello studio.

Uno sguardo intimo all'interno dell'atelier, dove due grandi tele dialogano tra loro sui cavalletti. Si nota lo sviluppo parallelo dei complessi intrecci anatomici che caratterizzano il Realismo Immaginario di Fida. Per il pittore, lo studio era un tempio in cui il bitume di Giudea, l'olio e i disegni preparatori si fondevano per dare corpo ai miti moderni.





L'estasi spirituale nella penombra caravaggesca.

Un frammento di pura arte sacra contemporanea in cui un santo riceve i segni del divino sul proprio corpo. L'eredità caravaggesca riaffiora con sfolgorante intensità nel contrasto tra lo sfondo oscuro e la luce mistica che colpisce le ferite. Fida non dipinge una figura distante, ma l'umanità comune che si eleva e sperimenta l'assoluto attraverso il sentire profondo dell'anima.





L'uomo legato al ciclo vitale della terra.

In questa moderna rivisitazione del mito di Bacco, una figura maschile coronata di foglie porge un ricco grappolo d'uva su un mobile rustico. Fida mette in pratica gli studi sulla pittura caravaggesca per raccontare la sua Calabria e le origini della Magna Grecia: la natura morta e l'uomo si fondono in una simbiosi allegorica dedicata alla fertilità della madre terra.





L'evanescenza dell'essere: il cammino oltre la forma.

Una figura eterea e quasi trasparente avanza reggendo un bastone, dissolvendosi come un'ombra sfocata su uno sfondo cromatico vibrante. Questa tela mostra la transizione verso l'arte moderna di Fida, in cui la materia pittorica perde la definizione anatomica classica per farsi puro movimento, evocando il viaggio dell'anima oltre i confini del visibile.





La sacralità dell'attesa: due visioni sul mistero della vita.

Due opere distinte, accostate dall'artista in un unico scatto, aprono un dialogo profondo sul tema della maternità. A sinistra, la figura frontale è racchiusa in cerchi metallici e forme geometriche verticali; a destra, il profilo si scompone tra aureole fluttuanti e nastri legati al ventre. Adriano Fida fonde l'iconografia bizantina della Vergine con le inquietudini e la complessità dell'arte contemporanea, trasformando il corpo della donna in un tempio sacro in cui si compie il ciclo della nascita.





Il vortice dei ricordi e delle esistenze.

Una figura femminile nuda emerge avvolta in un panneggio classico, mentre un turbine di volti incorona la sua testa come una nuvola di spiriti o di pensieri ancestrali. È la rappresentazione visiva della storia dell'uomo in piena osmosi con il fantastico: la carne incontra il mondo immateriale in un'atmosfera sospesa e carica di pathos psicologico.




Il dramma umano e la grazia divina: "Il miracolo di Nicolò Picardi".

Questa monumentale composizione d'impianto teatrale e classico mette in scena i grandi contrasti dell'esistenza legati alla spiritualità di San Francesco di Paola. A sinistra, la spietata violenza del martirio; a destra, la grazia della guarigione e della devozione sotto lo sguardo del Santo; al centro, l'apparizione dello Spirito Santo tra le anime beate. Un'opera immensa in cui l'artista unisce la sapienza narrativa fiamminga, la luce caravaggesca e la monumentalità appresa dall'arte dell'affresco.





La precisione geometrica prima della stesura materica.

Uno scatto straordinario che ritrae il Maestro Adriano Fida concentrato nel silenzio del suo studio, intento a tracciare i margini millimetrici su un grande supporto di tela grezza o iuta. Questo dietro le quinte rivela il rispetto sacrale che l'artista provava per la materia prima e per le regole della geometria classica: ogni suo capolavoro nasceva da una pianificazione rigorosa, prima che il colore e il bitume di Giudea dessero vita al sogno.






La storia di Adriano Fida inizia nel 1978 a Reggio Calabria. Crescendo in una terra profondamente intrisa di storia, il giovane sviluppa un legame viscerale con le radici della Magna Grecia e con la cultura ellenistica. Questo background culturale diventerà il pilastro della sua futura poetica. Deciso a seguire la sua vocazione, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Qui si forma studiando da vicino i grandi maestri del passato, gettando le basi accademiche della sua pittura.


Il trasferimento a Torino e il MACAMF conclusi gli studi in Calabria, l'artista si sposta al nord, a Torino, per affinare la sua tecnica. Sotto la guida del maestro Silvano Gilardi (noto come Abacuc), Fida si specializza nell'arte dell'affresco. Questa maestria artigianale e lo studio profondo della materia gli valgono un importante riconoscimento sul campo: viene scelto e premiato per realizzare un nuovo affresco all'interno del MACAM (Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione), in provincia di Torino.

La maturità artistica e il trasferimento a Roma
Successivamente, Fida stabilisce la sua residenza e il suo studio a Roma, centro nevralgico della sua attività operativa. In questo periodo la sua cifra stilistica si consolida. L'artista riesce a fondere le radici fiamminghe e caravaggesche con la pittura moderna. Attraverso l'uso di materiali specifici come il bitume di Giudea, dà vita a tre filoni tematici principali:

- Le nature morte, viste come allegorie della madre terra.

- I ritratti, che reinterpretano le icone del Novecento.

- Il Mito, un ciclo in cui l'uomo comune viene divinizzato ed elevato, unendo la quotidianità all'iconografia bizantina. La critica, guidata da Luigi Tallarico, riconosce nella sua luce un "principio ordinatore" che si sposta dal semplice vedere al sentire interiore.

Il successo e i grandi riconoscimenti (2015-2016)
Il valore della sua ricerca viene consacrato a livello nazionale attraverso una serie di importanti tappe espositive nei luoghi simbolo dell'arte italiana, come il MACRO di Roma, il Maschio Angioino di Napoli e Palazzo Medici Riccardi a Firenze.

Il 2015 è l'anno della svolta: Vittorio Sgarbi lo seleziona per la mostra Expo Arte Italiana nel contesto di Expo Milano 2015, dove Fida trionfa vincendo il primo premio nella sezione pittura. Nello stesso anno partecipa come ospite alla Biennale Internazionale della Calabria, tornando simbolicamente nella sua terra d'origine. 
L'anno successivo, nel 2016, consolida il suo successo a Venezia con Mythomorphosis, una celebre mostra personale allestita a Palazzo Flangini interamente incentrata sul suo ciclo del Mito.

Omaggio al Maestro Adriano Fida: la luce oltre il tempo.

Adriano Fida, Artista
(1978 - 2022)

venerdì 29 maggio 2026

Il mito sul lago: le sculture di Mitoraj e Yasuda Kan al Festival Puccini



"C'è un luogo magico dove la musica smette di essere solo un suono e si trasforma in pietra, respiro e spazio. Sulle sponde del lago di Massaciuccoli, a Torre del Lago, il celebre palcoscenico del Festival Puccini si trasforma in un tempio a cielo aperto in cui l'opera lirica incontra la scultura monumentale contemporanea. Attraverso questo reportage fotografico esclusivo, riviviamo l'abbraccio perfetto tra le scenografie delle grandi melodie pucciniane, i colossali simulacri in bronzo carichi di antico pianto di Igor Mitoraj e le candide, geometriche architetture di silenzio di Yasuda Kan. Un viaggio colto in cui l'Occidente ferito e l'Oriente che tace si fondono in un unico, universale canto."



Facciata in mattoni rossi con i pannelli ufficiali delle scene liriche pucciniane inseriti in tre archi a Torre del Lago

Viale pedonale immerso nel verde tra siepi e alberi all'interno del Parco della Musica

Pannello con la scenografia dell'opera La Bohème di Puccini esposto al Festival Puccini a Torre del Lago

Pannello artistico con la scenografia di una scena lirica pucciniana sotto le stelle a Torre del Lago

Pannello con la scenografia ufficiale di Madama Butterfly esposto al Festival Puccini di Torre del Lago

Due sculture monumentali dalle patine verdi esposte sul prato davanti a un edificio in mattoni

Scultura contemporanea figurativa di un corpo femminile acefalo con patine naturali verdi

Veduta laterale di due opere plastiche figurative immerse nel verde del giardino monumentale

Scultura di un busto maschile alato e frammentario posizionato su un basamento geometrico

Due sculture figurative di ampie dimensioni collocate sul prato circondate da fitte siepi

Due sculture figurative monumentali posizionate sui rispettivi basamenti geometrici nel prato del parco

Scultura monumentale a forma di grande volto umano blu adagiata sul prato verde del giardino

Grande installazione scultorea figurativa blu posizionata su una pedana all'aperto nel prato

Inquadratura di tre quarti di un volto colossale blu che mostra la cavità e la struttura di sostegno interna

Due grandi statue antropomorfe chiare disposte su alti basamenti scuri sul prato del parco

Inquadratura dal basso del retro di una scultura di nudo alato e acefalo su uno sfondo di cielo nuvoloso

Statua monumentale di nudo maschile mutilato su un basamento con installazioni blu sullo sfondo

Inquadratura dal basso di una imponente statua maschile senza braccia posizionata su un piedistallo scuro

Due imponenti statue antropomorfe storiche disposte all'aperto circondate da alberi e vegetazione

Scultura organica e levigata dalle tonalità candide posizionata sul prato accanto a un sentiero

Scultura organica e levigata dalle tonalità candide posizionata all'aperto con strutture teatrali sullo sfondo

Ci sono luoghi in cui l'arte smette di essere solo da guardare e inizia a respirare. A Torre del Lago, sul palcoscenico del Massaciuccoli, la lirica di Puccini incontra la materia eterna di due giganti della scultura: Igor Mitoraj e Yasuda Kan.

Il palcoscenico del lago è un tempio sospeso,
dove la pietra respira e il metallo si fa canto.
Il bronzo di Mitoraj sorge nel buio, teso,
mostrando il taglio netto del suo antico pianto.
Ecco i grandi volti blu, adagiati sul prato,
scenografie del mito che la notte colora:
sono gli enigmi di Turandot, il destino spezzato,
la passione di Manon che nel dramma dimora.
Hanno bende sulla pelle e ali senza volo,
come l'eroe pucciniano che ama e resta solo.
Accanto a quel tormento che si spezza e si flette,
la pietra di Yasuda si posa, candida e muta.
Una goccia di marmo in cui il cielo si riflette,
un uovo di silenzio dove l'anima è seduta.
È il sol levante che attende sul ciglio del molo,
la purezza geometrica di un tragico volo:
Cio-Cio-San che svanisce nel vuoto assoluto,
mentre il marmo levigato assiste, premuto.
Poi s'alza la musica, e l'abbraccio degli amanti,
fusi in un bronzo tenero tra i fiori di oleandro,
diventa la romanza che commuove i passanti,
l'accordo universale che cancella ogni bando.
Scultura e lirica si sposano sull'onda
del Massaciuccoli: l'occidente ferito e l'oriente che tace.
Mitoraj scava il dolore tra i suoi colossali simulacri,
Yasuda dona al palco una solenne, geometrica pace.
E Puccini, dall'ombra, ad ogni forma dà voce.

Festival Puccini Torre del Lago
Ministero della Cultura
Regione Toscana
Accademia Pucciniana

Presidente Fondazione Festival Pucciniano:
Fabrizio Miracolo

Direttore Artistico della Fondazione Festival Pucciniano e Presidente dell'Accademia:
Angelo Taddeo

Parco della Musica, Torre del Lago Puccini


 

giovedì 19 febbraio 2026

Agostino Arrivabene " L’erbario " 2025 - Omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo


"Alla scoperta di 'L’erbario' (2025), un'opera straordinaria del maestro Agostino Arrivabene che si configura come un profondo e colto omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo. In questo dipinto la pittura colta incontra la natura reale: attraverso l'innesto di fiori veri raccolti ed essiccati tra gli strati di colore, la natura morta si trasfigura in carne viva, dando vita a un erbario animato dove la botanica converge con il mito e il simbolismo contemporaneo."


Dipinto L'erbario di Agostino Arrivabene omaggio a Giuseppe Arcimboldo

Agostino Arrivabene, Artista
" L’erbario " 2025 
70 × 50 cm
Omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo



Agostino Arrivabene, Artista
" L’erbario " 2025 (dettaglio)
70 × 50 cm
Omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo



Agostino Arrivabene, Artista
" L’erbario " 2025 (dettaglio)
70 × 50 cm
Omaggio alla primavera di Giuseppe Arcimboldo

***

" Attraverso l'innesto di fiori veri
raccolti, essiccati e sottilmente intrecciati
negli strati di pittura, l'opera diventa
un atto d'amore e di occultamento:
la realtà indossa la maschera della finzione e
la natura morta si trasfigura in carne
viva. È un erbario animato,
dove la botanica converge con il
regno dell'evocazione mitica."

Agostino Arrivabene, Artista 






sabato 31 gennaio 2026

Agostino Arrivabene: il mistero di Il Foliato tra simbolismo e pittura colta



"Alla scoperta di 'Il Foliato' (2025), un'opera magnetica e intrisa di mistero del maestro Agostino Arrivabene. In questo straordinario dipinto a olio su tavola di lino, esposto dalla Primo Marella Gallery alla fiera internazionale Kiaf SEOUL 2025, la pittura colta dell'artista celebra una profonda metamorfosi antropomorfa, dove la figura umana si fonde con elementi botanici e penombre mistiche in un dialogo ideale con la natura e la scienza leonardesca."




Agostino Arrivabene, Artista
" Il Foliato " 2025, Olio su tavola incamottata di lino
80x64


Agostino Arrivabene, Artista
" Il Foliato " 2025, Olio su tavola incamottata di lino (dettaglio)
80x64



Agostino Arrivabene, Artista
" Il Foliato " 2025, Olio su tavola incamottata di lino
80x64

***

" La natura è costretta dalla ragione della sua legge, che in lei infusamente vive. "

Leonardo Da Vinci

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Primo Marella Gallery
fiera d’arte contemporanea kiaf Seul 2025
Kiaf SEOUL


 

lunedì 3 novembre 2025

Agostino Arrivabene " Zolfo e Mercurio "dittico" olio su tavola 2016-2017



" Mercurio "dittico olio su tavola 2016-2017
Agostino Arrivabene, Artista



" Zolfo "dittico olio su tavola 2016-2017
Agostino Arrivabene, Artista

***
 

" Il dittico rappresenta l'unione degli opposti espressa dall'eterno
binomio tra zolfo (sole) e mercurio (luna), elementi primordiali
costitutivi il potere di trasmutazione della pietra filosofale, alla
base di ogni combinazione chimica degli elementi naturali.
Lontana rievocazione dei dittici-ritratto di matrice pierfrancescana,
la composizione simboleggia le nozze alchemiche: sullo sfondo
di un paesaggio di leonardesca memoria si palesa la scena di un
dono che prelude allo sposalizio. Da una parte è offerente lo zolfo,
il principio originario maschile, creatura vegetomorfa generata
con precisione botanica da un innesto tra organismi di regni
diversi; dall'altra si contrappone la sua sposa, una figura femminile
ritrosa dall'incarnato lunare e dall'aspetto regale, che cela la propria
purezza dietro un nido protettivo di intrecci argentei.
(...)

Tratto dal catalogo - L'Ospite Parassita " di Agostino Arrivabene
Mostra 25 Febbraio - 14 Maggio 2017
Città di Lissone
Museo d'Arte Contemporanea di Lissone
curata da Chatia Cicero e Alberto Zanchetta
VanillaEdizioni

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" Zolfo e Mercurio "dittico" olio su tavola 2016-2017
Agostino Arrivabene, Artista