" Le mosche d'oro " 2014 di Agostino Arrivabene - " Pesante ho l'anima, di una tenebra perenne. "

lunedì 2 settembre 2024

Galleria Ponzetta presenta " Oltre " di Vittorio Iavazzo




















L'arte è un modo di comunicare. L'artista è un medium del divino.
Mostra personale di Vittorio Iavazzo " Oltre ", presentazione del catalogo, introduzione di Giulia Ciacci e colloquio aperto a chi vorrà partecipare.
Sabato 31 Agosto ore 18:30

Galleria Ponzetta
Arte Antica e Arte Contemporanea a Pietrasanta
Via Barsanti 41
Pietrasanta - Toscana
galleriaponzetta@gmail.com


foto scattate da Daniela Scarel




mercoledì 24 luglio 2024

Agostino Arrivabene " Peana " 2014




" ci trasse dalle tenebre e ci illuminò con la sua luce splendente: il giorno sorse sull'umanità e fuggì il potere delle tenebre. Dalla sua Luce sorse per noi la luce e illuminò gli occhi colmi di tenebre: la sua gloria sorse sull'ecumene e illuminò gli abissi profondi. "

Inno alla Luce
Efrem

***

Agostino Arrivabene
" Peana " 2014

giovedì 11 luglio 2024

Nicola Samorì " Disiecta Membra " 2005 - poesia di Davide Rondoni






Nicola Samorì
Disiecta
2005

***

" Che richiamo da parte a parte
                                                  Che traino, Nicola che dolce
violenta attrazione
e che corpo disfatto, che calpestata
viola,
che grido
di ricomposizione
                                                sospeso trema
ai limiti e anche al centro
nel tessuto, nella pittura
qui di ogni esposto frammento?

Che lotta per riconquistare il cuore, Nicola, il nido
che solo in un corpo unito
e sempre in riunione, in fratturata
trazione, in corporale assemblea, può battere,
pulsare,
                                         e finalmente vivere...
                                                                                                     Non è a questo che tendono?
Alla vita? Ma cosa è
lei, vita?
nella loro distanza, nella loro
tenerissima ed esasperata istanza
nella chiesa isolata, stranita
i pezzi,
i pezzi, Nicola, che trovavi nella tua
guardiola di pittore che vede e stravede,
non tendono forse come appese
prede
alla vita che li chiama, a lei
che ovunque esclama e ovunque
maestosa, colpita incede?

( e no
non li lascia nemmeno
riposare nella loro perfezione

nemmeno nella possibile
presunzione di abile disegnatore)

e li trae, laceri come sono
usciti dalla sua mano...

Stessa mano di te, che acquisita
in anni di accurata
accademia ferita

ora si apre, mano di pittore lacerata
e immedesimata nella figura
che ne documenta la separazione e pure
si rovescia nella medesima mendicanza.

Poiché non c'e' vita senza un corpo,
non c'e' pittura senza icona.

Il corpo cerca la vita, e la figura
visibile smembrata grida
a quel che invisibile

la teneva unita,
e spingeva quasi come amante
amante contro il muro alla dura
e stupita esistenza

così la pittura cerca l'icona
amante che più ancora si ossessiona
cerca la vita
che nell'immagine non s'abbandona.

Eccole , espostele reiette, le disiecte,
le inferme, e mai ferme membra.
                                                                           Eccole, noi, loro -
il loro aperto
coro... "

Davide Rondoni

quasi una lettera in versi a Nicola Samorì in occasione di
Disiecta Membra, Galleria L'Ariete artecontemporanea di Bologna 2005


dal libro: - Rispondimi, Bellezza
Pellegrini Editore


giovedì 4 luglio 2024

Annalù Boeretto



















Annalù Boeretto, Artista

***

Forme metamorfiche, architetture immaginarie liriche ed evocative caratterizzano l’ambiente in cui si muove la ricerca realizzata mediante l’assemblaggio e l’alchimia di resine sintetiche, vetro, carte e materiali. In tutte le tematiche affrontate vibra la Reverie, un deja-vu analitico che vuole trattenere il sogno e che caratterizza i non luoghi delle architetture d’acqua, il movimento delle esoteriche spirali di farfalle nelle opere mandaliche oppure il limbo che genera i libri di ghiaccio. Ciò su cui si pone l’attenzione è il momento di passaggio, di transizione tra uno stato e l’altro, fra realtà differenti mediante un equilibrio dinamico condividendo un atteggiamento molto vicino alla scienza alchemica volta alla trasmutazione di una materia in un’altra. L’opera racconta un tempo espanso in cui la forma ha il valore di un mandala e la percezione del tempo è dilatata. Le architetture naturali si smaterializzano in universi immateriali e leggeri, in impronte e memorie. Una scultura che è trasparenza e opacità, apparente fragilità strutturata con forte fibra invisibile; disgregazione e assemblaggio; materia che si smembra ed inchiostro che si liquefa.

Nell’opera c’è qualcosa di classico – nell’attraversare la storia dell’arte e di contemporaneo – nella mescolanza di rituali, simbologie, fasi e ricorsi, desiderio e bisogno, tempo smarrito e ripercorso, disponibilità ideologica e apprendimento di una rinnovata spiritualità. È costante il dialogo con la caducità del tempo nel quale le sculture dimorano, con i brandelli minuscoli e traumatizzati da un passato segreto per un’allegoria della fugacità della condizione umana come osmosi continua tra lontano e vicino, in equilibrio tra presenza e ricordo, riconoscibile e irriconoscibile, temporalità e atemporalità delle costellazioni del cosmo come delle particelle degli atomi.


giovedì 27 giugno 2024

Nicola Samorì









 Nicola Samorì, Artista

***

Il motto latino vanitas vanitatum et omnia vanitas fa da sottofondo all’intera opera di Nicola Samorì. I suoi memento mori sono cupi e angoscianti come quelli della grande pittura del Seicento. Tuttavia l’idea della morte a cui Samorì rimanda, non è quella del lento e inesorabile svanire della vita, ma di un trapasso fragoroso e disordinato, che impone prepotentemente tutto il non senso dell’esistenza umana.
Nicola Samorì si accanisce contro la parte più fragile e vulnerabile della figura umana, contro ciò che differenzia gli uomini gli uni dagli altri e li rende riconoscibili: il volto. Questo viene dilaniato e profanato in maniera ingiuriosa con un gesto furioso e dirompente. I volti squarciati e dissolti mostrano in maniera eclatante tutta la tragica inconsistenza dell’identità dei soggetti.
Il teschio, simbolo per antonomasia della vanitas, possiede pur sempre una traccia di positività. Conserva i tratti del volto umano, rimanda chiaramente a ciò che è stato. La vanitas rappresentata da Samorì è, invece, radicale, assoluta e senza possibilità di scampo. I volti scarnificati mostrano il nulla celato sotto al sottile strato di vernice. Niente resta dopo che la superficie epidermica del volto è stata strappata via. Nessuno scheletro o struttura ossea, nessun residuo antropomorfo, ma solo la traccia del violento passaggio della mano dell’artista. Nicola Samorì si scaglia contro l’immagine da lui stesso creata, lacera la menzogna di cui è responsabile. Con i volti va in frantumi il fragile equilibrio dell’apparenza dell’immagine. Tutto viene fatto precipitare nell’oscuro abisso dell’amorfo e dell’indifferenziato.
Ciò che strazia e genera clamore nei lavori di Nicola Samorì è il suo agire infido. L’inganno estetico dell’immagine è realizzato secondo i canoni del realismo della pittura classica. Allo stesso tempo però è mostrata rabbiosamente la falsità di ciò che viene proposto.
L’inquietudine suscitata dalle opere di Samorì è il risultato di un’azione profondamente negativa. Traumatica, ma condizione necessaria di ogni libertà.

da Artwort

mercoledì 5 giugno 2024

Takahiro Hara




Takahiro Hara, Artista

***

" grazie
di essere qui
seguimi
.
entra in casa
vedi questo è il luogo
è qui che mi trovo
ogni stanza una voce e un isolario
un intero vocabolario
storie che si annidano nei cassetti
si polverizzano negli angoli e al soffitto
restano appese come luci e stalattiti invisibili
.
seguimi
vieni
appoggia bene il tuo passo
qui ci sono storie scoscese
ci sono onde minacciose
e bufere che ancora
non hanno trovato quiete
.
vieni
seguimi
senza avere paura
a diretto contatto con il mio sogno
non avrai possibilità di cadere
ci sono rocce e murate impraticabili
storie che anche tu conservi
.
in te
in qualche remota via del tuo sangue
le raccoglieremo per metterle in circolo
fino al cuore
fino a che lo troveremo
finché alla fine
ancora una volta ci ritroveremo
noi
il luogo
.
grazie di essere qui "

Fernanda Ferraresso
Da voci oltre e altre cose storte - Terra d'ulivi Edizioni 2015